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L’EROSIONE DELLE BASI IMPONIBILI E IL TRASFERIMENTO DEGLI UTILI DELLE MULTINAZIONALI : CI INCAMMINIAMO VERSO NOUVE REGOLE PER REGOLARE AL MEGLIO L’OTTIMIZZAZIONE FISCALE ?

Parigi – La liberalizzazione degli scambi, l’abolizione dei controlli dei cambi ed i progressi tecnologici hanno contribuito ad un significativo aumento dei flussi di capitali e degli investimenti nel corso degli ultimi anni. Ne risulta un’interconnessione senza precedenti con, alla base, l’ottimizzazione dei profitti e la creazione di ricchezza azionaria. La crisi economica del 2008 ha tuttavia profondamente degradato le finanze pubbliche dei paesi dell’OCSE. Nell’ambiente di timore per una recessione mondiale o la debole crescita dei paesi avanzati costituisce il rischio maggiore evidenziato durante l’ultima riunione dei Ministri delle Finanze del G20 a Mosca, tutti i governanti sono d’accordo nel pensare che l’evasione fiscale delle imprese multinazionali sia il cantiere cardine dei due prossimi anni.

All’OCSE, che ha appena pubblicato un rapporto per sottolineare le strategie di ottimizzazione fiscale delle multinazionali – tra cui Google è diventato il simbolo – e che approfittano globalmente delle legislazioni permissive di alcuni paesi come l’Irlanda, l’Olanda o i paradisi fiscali, si stima che gli Stati subiscano ogni anno importanti perdite di entrate fiscali come imposta sugli utili. E questo per via di schemi di imposizione che mirano ad erodere la base imponibile e/o a trasferire gli utili verso paesi in cui sono poco tassati e a trasferire le spese là dove le possibilità di deducibilità sono maggiori. Inoltre, queste strategie di ottimizzazione fiscale permettono generalmente di ottenere:

  • Una minimizzazione del carico fiscale nel paese di origine in un paese straniero dove l’impresa è presente,
  • Un tasso debole o nullo di ritenuta,
  • Una debole o nulla tassazione a livello del beneficiario,
  • E, alla fine del processo, al livello della società madre, un esonero degli utili già debolmente tassato dai tre stadi precedenti.

Ne risulta una tendenza ad accrescere la parte di utili associati a montaggi giuridici e a diritti e obbligazioni immateriali, e a ridurre quella associata a operazioni concrete. Queste strategie di ottimizzazione fiscale, quando efficacemente attuate, mettono alla prova la regolamentazione e sono all’origine di pressioni sui poteri pubblici che l’hanno concepita.

Dal 2012, il dibattito ha occupato sempre più l’attenzione della politica e s’impone come punto cardine per molti paesi membri e non membri dell’OCSE tanto è vero che gli accordi bilaterali – circa 3000 – destinati originariamente ad evitare la doppia imposizione delle imprese sfociano spesso in una “doppia non imposizione”.

Bisogna ricordare, prima di evocare le modalità di qualunque piano d’azione di portata mondiale per risolvere il problema dell’erosione della base imponibile e del trasferimento di utili da parte delle grandi imprese internazionali, che la creazione di un mercato unico in Europa nel 1993 ha favorito la concorrenza fiscale. E che da quel giorno, il capitale si può muovere liberamente e gli Stati, messi di fatto in concorrenza per attirare sul proprio territorio la presenza delle imprese, hanno interesse a ridurre il regime fiscale che pesa sui loro profitti. Questa concorrenza è stata esacerbata con l’allargamento nel 2004 a dei paesi d’Europa centrale che mirano ad una bassa imposizione per attirare queste imprese all’interno delle loro frontiere, per potersi così sviluppare.

Nel 2007 il tasso di imposizione effettivo delle imprese era ad appena il 18% per i 12 membri contro il 26% per i 15 “ex” paesi europei. Il fenomeno osservato ha incoraggiato i paesi dell’UE15 a ridurre la loro pressione fiscale sulle imprese, anche se l’allineamento sui paesi dell’Europa centrale è stato impossibile. Pertanto, a dispetto dell’apertura delle economie, il regime fiscale resta profondamente segnato dalle scelte politiche. E le politiche fiscali risultano maggiormente dalla competenza degli Stati membri al punto che il regime fiscale resta uno dei simboli della sovranità nazionale. Quindi si può ben dire che l’armonizzazione fiscale è una risposta a questa concorrenza. In effetti, la tassa sulle imprese viene prelevata a livello nazionale. D’altra parte, l’interazione tra i diversi sistemi fiscali nazionali sfocia a volte a degli accavallamenti, in modo che uno stesso elemento di reddito può essere tassato da due paesi o territori, risultando così in una doppia imposizione.

Al contrario, questa interazione può anche tradursi in faglie, di modo che uno stesso elemento di reddito non verrà tassato da nessuna parte, dando luogo così ad un doppio esonero. Le imprese hanno fatto appello ad una cooperazione bilaterale e multilaterale tra i paesi perché venga risolto il problema delle differenze nelle regolamentazioni fiscali che sfociano in una doppia imposizione. Le regole nazionali ed internazionali attuate per trattare il problema della doppia imposizione che, per una buona parte sono originati nei principi elaborati dalla Società delle nazioni negli anni ’20, hanno come scopo quello di rimediare a questi accavallamenti in modo da minimizzare le distorsioni degli scambi e gli ostacoli ad una crescita economica durevole. Invece, le imprese usano spesso le differenze che esistono tra le regolamentazioni fiscali nazionali e le norme internazionali e che permettono di sfuggire alla tassazione, o di ridurla in maniera significativa.

All’OCSE, vanno più lontano, indicando che le norme fiscali internazionali attualmente in vigore non hanno progredito allo stesso ritmo delle pratiche delle imprese a livello mondiale, in particolar modo nel campo dei beni immateriali e dell’economia numerica in sviluppo. E che ormai è diventato urgente tentare di risolvere il problema sapendo che una soluzione può essere trovata solo grazie al contributo di tutte le parti in causa. A questo riguardo, il Centro di politica e di amministrazione fiscali dell’OCSE vorrebbe mettere l’accento sui punti principali di tensione e propone soprattutto:

  • Di mettere a punto degli strumenti propri a sopprimere o a neutralizzare gli effetti dei montaggi ibridi e delle operazioni di arbitraggio fiscale;
  • Di apportare miglioramenti o chiarimenti alle regole in materia di prezzi di trasferimento per combattere i settori specifici nei quali le regole attuali producono degli effetti indesiderati dal punto di vista dell’azione dei poteri pubblici. I lavori attuali, che si occupano dei beni immateriali, settore che suscita delle particolari preoccupazioni, potrebbero essere integrati in una più ampia riflessione sulle regole in materia di prezzi di trasferimento. Ed anche, i prezzi di trasferimento quando questo è legato al trasferimento di rischi, la spartizione artificiale di attività tra diverse entità giuridiche in seno ad un gruppo e l’esistenza, tra queste entità, di transazioni che avrebbero senza dubbio luogo solo raramente tra delle entità indipendenti;
  • Di proporre delle soluzioni aggiornate alle questioni legate alla competenza fiscale, in maniera complementare rispetto agli elementi precedenti. Delle misure anti evasione possono essere incluse nelle legislazioni nazionali o integrate in strumenti internazionali. Tra queste misure possono figurare per esempio delle regole generali di lotta contro l’evasione fiscale, delle regole relative a società straniere controllate, delle regole relative alla limitazione dei vantaggi o di altre disposizioni che mirano a impedire l’utilizzo di convenzioni fiscali;
  • Di definire delle regole relative al trattamento delle operazioni finanziarie infragruppo, come quelle che riguardano la deducibilità dei pagamenti o l’applicazione di ritenute d’acconto. E in particolar modo tutte le regole relative al trattamento fiscale del finanziamento tramite prestito tra le parti in causa, delle transazioni con compagnie di assicurazione controllate e le regole di sotto-capitalizzazione e quelle riguardanti l’esistenza di regimi fiscali preferenziali per talune attività;
  • Di elaborare delle soluzioni che permettano di combattere più efficacemente i regimi dannosi, tenendo conto di fattori quali la trasparenza e la sostanza;

Dovremmo averlo capito, il leitmotiv in seno al G20 e all’OCSE è quello di fare appello ad un’azione coordinata mirata a rinforzare le normative fiscali internazionali e ad identificare le eventuali lacune nelle legislazioni fiscali. Allo stesso modo, è chiaro che combattere il problema dell’erosione della base imponibile e dei trasferimenti di utili in maniera coerente ed equilibrata suppone la considerazione dei punti di vista dei paesi industrializzati tanto quanto quella dei paesi emergenti o in via di sviluppo.

La crisi del 2008, dalla quale siamo ancora travolti, ha fatto scoppiare in modo eclatante il rischio colossale dell’integrazione economica mondiale mentre la governance resta frammentata. Le riforme strutturali risultano essenziali per riallacciare con la crescita economica. La governance fiscale su scala mondiale fa parte dell’arsenale delle misure da attuare per mettere in sicurezza la ripresa e permettere ai poteri pubblici di riguadagnare il terreno perduto.

L’idea di rimediare alle preoccupazioni sollevate dall’erosione della base imponibile ed il trasferimento degli utili è quindi una necessità economica urgente che fa appello alla solidarietà internazionale.

Fonte : Rapport OCDE Erosion de la base d’imposition et transfert de bénéfices Février 2013 ISBN 978-92-64-19289-8 – OECD Transfer Pricing Guideline for Multinational Enterprises and Tax Administrations ISBN 978-92-64-09-033-0 July 2010.

PHILIPPE-HENRI LATIMIER DU CLESIEUX, Ph.D.

-PUBLISHER & EXECUTIVE EDITOR – WWW.CONVERSATIONPRIVEE.COM