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Bisogna diffidare degli economisti ?

 

Di alcuni economisti, sicuramente…E anche dell’economia, se non quando conduce alla verità dimostrata ! D’altra parte, non so più chi – in effetti – un giorno ha detto che un economista altro non è se non un cosiddetto esperto che scoprirà domani perché ciò che ha predetto ieri non si è realizzato oggi…Invece, è proprio ad un vecchio segretario americano del Ministero del Lavoro, Ray Marshall, che dobbiamo la famosa ed allo stesso tempo delicata citazione secondo cui “in materia di previsioni economiche, esistono solo due tipi di economisti…: quelli che non sanno e quelli che non sanno di non sapere”.

Tuttavia, l’economia è la religione del nostro tempo. Si trova, come ben sappiamo, all’incrocio di un gran numero di discipline dalle quali attinge alcuni dei suoi concetti e delle sue problematiche, a volte in modo alquanto arbitrario. E’ anche il prodotto di molteplici teorie; vaste, ricche, e soprattutto spesso contraddittorie. Alcuni provocatori affermano addirittura che per ciascun distinto economista, si trovi senza fatica un suo tenebroso contraddittore, dotato naturalmente di argomenti diametralmente opposti. E in realtà, altrettanto convincenti…

Noi di Italie-France, vogliamo affermare qui che l’uno e l’altro tra questi esperti hanno – con pari probabilità d’altronde – buone possibilità di avere torto entrambi… poiché l’economia, contrariamente a qualche tenace idea, non è una scienza esatta. E nel migliore dei casi, solo alcuni aspetti tecnici possono essere esplicitati.

Eppure, non è il caso di abbandonarsi alla disperazione e al disprezzo della gente anche se è vero che, frammentata in numerose specialità a volte autonome, l’economia pone – di fatto – un preoccupante problema ai pedagoghi: come, in effetti, renderla accessibile al profano visto che l’unità stessa di questa disciplina sembra compromessa dalle rivalità delle conoscenze specialistiche che da essa emanano ?

Una cosa, tuttavia, è certa: l’economia privilegia la riflessione intorno ai concetti chiave della vita come la divisione del lavoro, il valore e il prezzo, i redditi e l’accumulo di capitale, la ripartizione, la valuta, la nozione di equilibrio, la teoria dello scambio, le questioni monetarie, di consumo e d’investimento, di impiego e di disoccupazione…

Ed è per questo che a Italie-France, amiamo così tanto l’economia politica, poiché sappiamo che potremo sempre appoggiarci con fiducia l’uno sull’altro, conoscendone bene gli arcani !

Non vogliamo tuttavia commentare qui l’apporto dei principali economisti che hanno segnato con una forte impronta la scienza economica. Lasceremo al lettore l’accortezza di scoprire la varietà delle considerazioni politiche di ogni teoria. Solo questo articolo, d’altronde, non basterebbe…Invece, vorremmo rendere omaggio a tutti coloro che hanno portato il loro importante contributo alla costruzione della “scienza” economica e soprattutto a Adam Smith, Alfred Marshall, John Maynard Keynes, Friedrich von Hayek e Milton Friedman…

Nulla, in effetti, è più dolce del sentimento e dell’ammirazione, quando ciò è possibile. Inoltre, scommettiamo che i Governatori della BCE, del FMI e della UE, sapranno, senza alcuno spirito di sistema, attingere con cognizione di causa a questi riferimenti fondamentali, poiché le analisi di queste grandi firme dell’economia danno luogo ad innumerevoli applicazioni pratiche che sarebbero molto utili ai giorni nostri per uscire dalla crisi. E dare così corpo ai principi di libertà del commercio internazionale a cui noi di Italie-France siamo molto legati ! La ripresa ne guadagnerebbe in vigore.

Philippe-Henri Latimier du Clésieux, Ph.D.